Cancro alla prostata

In Italia il cancro della prostata rappresenta il tumore più frequente nell’uomo, raggiungendo il 18% di tutti i tumori diagnosticati nel sesso maschile. Tuttavia la sua mortalità è molto bassa e i casi di mortalità diretta relativa a questo tumore sono inferiori al 2% in tutti i casi diagnosticati. Il rischio di sviluppare il cancro della prostata è età correlato e in particolare più del 90% colpisce individui con età superiore ai 60 anni.

Non esistono ad oggi fattori predisponenti noti modificabili (come il fumo o l’abuso di alcool), ma solo fattori legati all’etnia (razza asiatica) ed ereditari, in particolare la presenza in famiglia di almeno un caso di tumore alla prostata nei familiari di primo grado aumenta il rischio di carcinogenesi prostatica fino a 8 volte.

Sintomi

Il tumore della prostata è nella maggior parte dei casi totalmente asintomatico, in particolare quando diagnosticato nelle sue prima fasi di malattia. 

Raramente è possibile che si possano verificare i seguenti sintomi:

  • Emospermia (presenza di sangue nello sperma)
  • Ematuria (presenza di sangue nelle urine
  • Ritenzione urinaria acuta (ostruzione al flusso urinario tale per cui è necessario posizionare un catetere vescicale)

Tutti questi sintomi sono tra l’altro aspecifici e comuni all’ipertrofia prostatica benigna

Diagnosi

La diagnosi si basa su 4 importanti elementi:

  • Esame clinico ed Esplorazione digito-rettale (DRE)
  • Dosaggio del PSA totale e libero
  • Risonanza Magnetica Multiparametrica della prostata con Valutazione Pirads
  • Biopsia prostatica standard o Biopsia prostatica Fusion.

Il Psa (prostatic specific antigen) è un elemento fondamentale per la diagnosi e la prevenzione del carcinoma prostatico. Il suo valore però non deve essere interpretato in maniera assoluta, in quanto valori elevati di Psa non sono per forza causati da un processo neoplastico (esistono condizione benigne che possono aumentarne il valore) e al contempo un Psa nei limiti della norma non esclude un tumore della prostata.

La Risonanza magnetica multiparametrica della prostata è un presidio che da qualche anno ha stravolto il percorso diagnostico di questo tumore. L’esame infatti, eseguito con mezzo di contrasto paramagnetico (gadolinio) consente di riconoscere aree sospette per carcinoma prostatico che prima non sarebbero state riconosciuto con la più classica ecografia trans rettale (TRUS). 

I risultati ottenuti con la risonanza magnetica ci permettono di arrivare all’ultimo step diagnostico: la biopsia prostatica. In particolare quest’esame viene eseguito con guida ecografica e consente di campionare le diverse regioni della prostata. Esistono alcuni ecografi, muniti di determinati software che permettono di sovrapporre le immagini fornite dalla risonanza magnetica a quelle dell’ecografia, in modo da avere una maggiore accuratezza nel prelievo, tale metodica prende il nome di biopsia prostatica Fusion.

Terapia

La terapia del carcinoma prostatica è varia e spesso richiede una gestione multidisciplinare del paziente, chiamando in causa diversi specialisti: Urologo, Oncologo, Radioterapista.

In base all’età del paziente, alle sue condizioni generali (performance status) e allo stadio della malattia si possono considerare i seguenti approcci:

Prostatectomia radicale

Consiste nell’asportazione  in toto della ghiandola e delle vescichette seminali. Oggi è sempre più possibile eseguire tale procedura con tecniche mini-invasive (Prostatectomia radicale robotica o laparoscopica) che consentono di eseguire l’intervento riducendo le complicanze peri-operatorie (emorragia, infezioni) e i tempi di ospedalizzazione. Tali metodiche inoltre  migliorano gli outocomes post-operatori che impattano notevolmente sulla qualità di vita dei pazienti: in particolare le complicanze a lungo termine più frequenti nei soggetti sottoposti a prostatectomia radicale sono: Incontinenza urinaria e disfunzione erettile, entrambe ridotte notevolmente dall’avvento della chirurgia mini-invasiva. 

Radioterapia

La radioterapia esterna costituisce  la principale scelta in pazienti che abbiano una diagnosi di carcinoma localmente avanzato o che rientrino in quel gruppo di pazienti a rischio anestesiologico elevato e per questo non candidabili a intervento chirurgico.

Terapia ormonale

Anche definita terapia di deprivazione androginica: Costituisce l’approccio di scelta per quei pazienti che abbiano patologia in stadio avanzato (metastatico) o con malattia localmente avanzata. Spesso è possibile fornire un approccio neoadiuvante a pazienti con patologia ad alto rischio (Diagnosi istologica più aggressiva o valori di PSA superiori a 20 ng/ml), in questi casi si sottopone il paziente a 3/6 mesi di terapia ormonale prima di procedere a prostatectomia radicale, con l’intenzione di ridurre il volume del tumore ed aumentare il tasso di successo della procedura chirurgica.

Si costituisce di farmaci che vengono somministrati per via orale o più spesso per via intramuscolare o sottocutanea, questi ultimi a cadenza mensile, trimestrale o semestrale.

Prevenzione per il carcinoma della prostata.

Al giorno d’oggi, seguendo i consigli di un esperto e sottoponendosi a controlli periodici, è possibile eseguire con successo la prevenzione per il carcinoma della prostata. Questa consiste nell’eseguire almeno una volta all’anno e a partire dai 50 anni: il dosaggio del Psa in tutte le sue forme, un’ecografia dell’apparato urinario e una visita urologica di controllo.

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